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Perché il tempo vola e perché la felicità è un lampo e quando ci annoiamo le ore non passano mai

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Perché il tempo vola e perché la felicità è un lampo e quando ci annoiamo le ore non passano mai
titolo Perché il tempo vola e perché la felicità è un lampo e quando ci annoiamo le ore non passano mai
autore
argomento Scienze Umane Scienze
collana La piccola cultura
editore Il Saggiatore
formato Libro
pagine 425
pubblicazione 2018
ISBN 9788842824459
 
24,00
 
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Perché siamo più produttivi quando abbiamo molto da fare mentre nei momenti di relax ci pare di non riuscire a combinare niente? Perché ci sembra che la nostra prima storia d'amore sia durata molto più a lungo di quanto sia avvenuto in realtà? Possiamo in qualche modo controllare e plasmare la nostra percezione dello scorrere dei giorni, delle ore, dei secondi? E ancora, che forma ha il tempo? È una retta, come la freccia di Zenone e il suo tragitto impossibile? È un cerchio, come il ciclico calendario dei Maya? O ha il volto dell'astronauta Scott Kelly che, tornato sulla Terra dopo aver passato 520 giorni in orbita, era invecchiato 5 millisecondi in meno rispetto al gemello rimasto a casa? Alan Burdick ci invita a un curioso viaggio nel mondo del tempo: dalle meridiane e dalle clessidre ad acqua dell'antichità all'invenzione del secondo; dall'UTC, il Tempo Universale Coordinato, che regola tutti gli orologi del pianeta, alle scoperte sul ritmo circadiano, il nostro naturale orologio interno; dalle teorie di Einstein sulla dilatazione temporale al caso del musicista Clive Wearing che, persa d'improvviso la memoria, si ritrovò a vivere in un eterno presente. Con "Perché il tempo vola" il Saggiatore propone un'originale riflessione attorno alla dimensione che forse più di tutte influisce sulla nostra vita affettiva e lavorativa. Un percorso che attraversa la fisica, la filosofia e la letteratura, unendo sant'Agostino e Richard Feynman, il «presente specioso» di William James e i viaggi nel futuro di H.G. Wells, gli esperimenti di Michel Siffre - che trascorse più di duecento giorni in un laboratorio isolato sottoterra per indagare la percezione del tempo in condizioni di deprivazione sensoriale - e la lingua pirahà, quasi priva di riferimenti temporali. Per porre domande le cui risposte inevitabilmente aprono ad altri quesiti: perché se c'è una cosa sulla quale abbiamo sempre trovato il tempo di interrogarci è, per l'appunto, il tempo.
 

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