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Sport

Lettera a un giovane calciatore

di Darwin Pastorin

editore: Chiarelettere

pagine: 132

"Ti vedo a centrocampo, i capelli arruffati alla Maradona, prendi la palla e detti il passaggio, indichi al compagno quale zon
13,00

Il Giro d'Italia. Una storia di passione, eroismo e fatica

di Colin O'Brien

editore: Mondadori

pagine: 229

Venerdì 5 maggio 2017, con la tappa Alghero-Olbia, prende il via il Giro d'Italia, appuntamento irrinunciabile per gli appassi
22,00

Ultra

editore: Sperling & Kupfer

pagine: 215

Michele ha una folgorante carriera da modello a Miami e New York, macchine sempre più grandi, tanti soldi per pagarsi ogni cap
18,50

Confessioni di un ciclista mascherato

editore: Piemme

pagine: 270

L'autore di questo libro è un corridore di alto livello, che ha preso parte con successo a tutti i grandi Giri - Francia, Ital
17,90

Pedagogia e sport. La dimensione epistemologica ed etico-sociale

di Emanuele Isidori

editore: Franco Angeli

pagine: 180

Lo sport rappresenta oggi uno dei fenomeni culturali di maggiore complessità e diffusione nella società contemporanea
21,50

Il minuto di silenzio. La storia del calcio attraverso i suoi eroi

di Gigi Garanzini

editore: Mondadori

pagine: 281

"Dove sono Mumo, Lev, Helenio, George e Omar, l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormon
18,00

L'allenamento specifico dei calciatori

di Michele Bruni

editore: Erranti

pagine: 128

Per tanto tempo il calciatore è stato allenato con mezzi derivanti dall'atletica leggera (balzi, lavori latticidi, lavori sull
10,00
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1976, storia di un trionfo. L'ltalia del tennis, Santiago e la Coppa Davis

editore: Ultra

pagine: 191

Santiago del Cile, 19 dicembre 1976. L'Italia del tennis vince per la prima volta, dopo 76 anni, la mitica Coppa Davis. Questo libro, scritto dai giornalisti Lucio Biancatelli (già coautore con Paolo Bertolucci di Pasta Kid Ultra, 2015) e Alessandro Nizegorodcew, ripercorre gli avvenimenti di quell'anno storico per il nostro tennis, facendo parlare i protagonisti -tecnici, giocatori, cronisti - e recuperando cimeli, testimonianze e rassegne stampa dell'epoca. Al centro non c'è solo il fatto sportivo: nell'autunno del 1976 l'Italia si spaccò letteralmente in due sull'opportunità di andare in Cile a giocare la finale. In tv e in radio andavano in onda dibattiti accesi: "Cile Sì o No?". La sinistra italiana, con in testa il Partito Comunista di Berlinguer, premeva infatti per il boicottaggio, per protesta contro il feroce regime militare di Pinochet. Persino Domenico Modugno scese in campo, chitarra in mano, a sostegno delle ragioni del No. Alla fine i nostri eroi della racchetta andarono e vinsero, ma la partita più difficile fu proprio quella giocata in Italia.
16,00

L'uragano nero. Lomu, vita morte e mete di un All Black

di Marco Pastonesi

editore: 66th and 2nd

pagine: 256

Se ogni sport è una rappresentazione della guerra, il rugby è una guerra di conquista, il cui obiettivo è penetrare nel cuore della terra nemica. È anche un gioco dove l'imprevedibilità è congenita, anarchico come i rimbalzi del pallone. E uno sport animalesco ma soprattutto umano, perché il centro dell'azione è il pallone e non l'uomo. Per praticarlo ci vuole la forza del pugile e la maestria dell'orologiaio. Del rugby gli Ali Blacks incarnano lo spirito, la leggenda, la perfezione delle trame d'attacco. Tra loro un giorno spunta un ragazzone di origini tongane, un gigante che corre sfiorando l'erba come una gazzella. Si chiama Jonah Lomu, un «carro armato, ma veloce come una Ferrari». Al mondo si rivela nella Coppa in Sudafrica nel 1995. In semifinale, contro l'Inghilterra. La casa madre contro gli dèi di Ovalia. L'attesa e spezzata da un fax spedito all'albergo dei neozelandesi: «Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra. Perciò, tutti e quattordici passate la palla a lonah Lomu». Sembra uno scherzo, ma è una profezia. Lomu dominerà la sfida, seminando un senso d'impotenza nel campo avversario. La sua apparizione però è come la scia di una cometa: il suo fisico portentoso sarà tradito da una sindrome nefrosica, che finirà per prendersi anche la sua vita. Lomu, cresciuto tra i delinquenti di Auckland, salvato dal rugby, resterà nella storia dello sport come Senna o Jim Thorpe, atleti maledetti. O come Coppi, di cui era l'antitesi. «Coppi era un cirro bianco nel cielo azzurro. Lomu un nembo scuro che annuncia l'uragano».
18,00

La vostra salute

di Pilates Joseph H.

editore: Carocci

pagine: 102

La vostra salute è il primo libro di Joseph H
11,00

Locos por el fútbol. Cent'anni di calcio. Pelé, Messi, Maradona e altri sudamericani

di Carlo Pizzigoni

editore: Sperling & Kupfer

pagine: 312

Sedersi in un caffè di Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, Bogotá, Lima, Caracas, e ammirare il mondo intorno, attraverso un pallone da fútbol. Se con Federico Buffa aveva scritto "Storie mondiali", qui Carlo Pizzigoni si concentra sul Sudamerica, seguendo la stessa modalità di racconto che abbraccia sport, società, storia e umanità. "Locos por el fútbol" è un atto d'amore per il Subcontinente, dove non è nato il calcio, ma qualcosa di più importante: la passione per il calcio. Carlo Pizzigoni ci racconta, Paese per Paese, Divinità per Divinità, storie di campo, di calciatori, di campioni e di grandi allenatori, che qualche volta hanno anticipato idee poi affermatesi in Europa. Dalla "Máquina" del River Plate, dall'Argentina di Bielsa, dal grande Brasile del '70 e di quello dell'82, fino alla celebrazione dell'unicità dell'Uruguay, della Colombia di Maturana e del Cile di Sampaoli. Senza dimenticare di indagare le vite dei protagonisti, da Leo Messi a Neymar, da Arturo Vidal a Luis Suàrez, da Valderrama ad Andrés Escobar, da Pelé a Maradona, fino a Pepe Schiaffino. Come scrive nella postfazione Daniele Adani "il calcio non potrà mai fare a meno di due cose: talento e passione." In questo libro si respirano entrambi, si respira il Sudamerica. Prefazione di Federico Buffa.
18,00
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Volevo solo pedalare... ma sono inciampato in una seconda vita

editore: Rizzoli

pagine: 263

"E adesso sotto con il resto." Terminava così il primo libro di Alex Zanardi, del 2003. Allora sembrava una boutade perché Alex, dopo il terribile incidente automobilistico del Lausitzring in Germania, era sopravvissuto contro le previsioni di tutti (gli avevano persino dato l'estrema unzionel) e aveva perso le gambe. Già, il resto. Ma quale resto? Al suo posto, molti si sarebbero "accontentati" di essere ancora a questo mondo. Invece, Alex si è inventato una nuova vita che, se possibile, è più elettrizzante della prima. Lo ha fatto grazie al suo spirito, un prodigioso, indefinibile cocktail di serenità e ironia, forza incrollabile e voglia di divertirsi. II tutto annaffiato da una straordinaria dose di umiltà. In queste pagine si scoprono, episodio dopo episodio, tutte queste doti che infondono in chi legge entusiasmo e speranza. Qualche esempio? Alex riesce a costruirsi una nuova carriera sportiva semplicemente perché... si ferma all'autogrill. Vede per puro caso una handbike legata sul tetto di un'automobile e via... E ancora: affrontando I'lronman delle Hawaii, la gara di triathlon più sfiancante del mondo, sostiene - con un'onestà oltre ogni limite - di essere "avvantaggiato" perché la maratona è più pesante per chi ha le gambe. "Volevo solo pedalare" ripercorre tredici anni di vita eccezionale, raccontata come se si trattasse della normalità, ma affrontata sempre con il sorriso sulle labbra e la passione nel cuore.
15,00

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