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San Maurizio Al Monastero Maggiore. Ediz. A Colori

novità San Maurizio Al Monastero Maggiore. Ediz. A Colori
titolo San Maurizio Al Monastero Maggiore. Ediz. A Colori
autore
argomenti Arte
collana Libri Monografici
editore Officina libraria
formato Libro
pubblicazione 2018
ISBN 9788899765699
 
€ 29,00
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La chiesa di san maurizio: il tempio della pittura rinascimentale nel cuore di milano. Un edificio la cui storia si segue dall`edificazione a ridosso delle mura del circo di massimiano, fino alla sua ricostruzione avvenuta al principio del xvi secolo, con l`alternarsi del lavoro di botteghe piu` o meno importanti. Dalle decorazioni interne delle maestranze di primo cinquecento, che lavorano nell`orbita dei maggiori artisti del momento come zenale e bramantino, alla saga dei luini: bernardino e la sua bottega a cui si deve la grande parete divisoria e la visionaria cappella besozzi, dove si nasconde il criptoritratto della contessa di challant, la sventurata fedifraga, che fece uccidere uno dei suoi amanti e per questo fu decapitata sul rivellino del castello sforzesco. Dopo bernardino e` la volta dei suoi figli: giovanni pietro e aurelio luini soprattutto, a cui spetta la cappella bergamina (una lontana parente di cecilia gallerani, l`amante di ludovico il moro immortalata da leonardo) e non pochi altri significativi interventi tra cappelle, controfacciata delle monache e pontile. Pontile che confina con uno degli organi meglio conservati della citta`, che si affaccia direttamente sul coro monastico, e che ancora adesso e` in uso per rassegne e concerti. Non mancano le curiosita`, come la tela di antonio campi montata per volere di carlo borromeo affinche` le suore di clausura non potessero guardare verso la strada, l`attuale corso magenta. Ma non manca neppure la prima prova nota a milano di simone peterzano, reduce da un apprendistato veneziano con tiziano, e che sara`, di li` a poco, il maestro di caravaggio. Non si possono tralasciare neppure i misteri: dalla decorazione della volta, a lungo ritenuta antica, ma forse di primo ottocento e dovuta allo scenografo della scala alessandro sanquirico, ai cosiddetti paesaggi laici, che decorano una serie di cappelle nella zona claustrale da sempre creduti interventi cinquecenteschi, mentre invece risalgono ai primi del

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